Un film per evadere - Edizione 2020/21

Realizzato in collaborazione con l’Istituto Penale per Minorenni di AIROLA
 
                                                                                                                                 
 
Progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

Il progetto è rivolto ai giovani detenuti nell’Istituto Penale per Minorenni di Airola. L’Istituto registra una presenza media giornaliera di 25/26 detenuti, di età variabile tra i 14 e i 24 anni, ma in prevalenza nella fascia d’età 18-20. I giovani detenuti sono seguiti da un’équipe multidisciplinare, in cui è presente un operatore socio-educativo di riferimento stabile appartenente all’Amministrazione; le attività formative, professionali, culturali e di animazione sono effettuate in collaborazione con operatori di altri Enti e avvalendosi di associazioni del privato sociale e del volontariato. E’ in tale ambito che il Polo di Biodiritto Istituto di Studi Giuridici M&C Militerni si inserisce.

Il progetto “Un film per evadere” nasce dall’assunto di fondo che sia possibile educare con il cinema. Si svolge perciò una rassegna cinematografica di film selezionati per la loro rilevanza etico-sociale e per la capacità di interpretare e dare conto del linguaggio e del disagio giovanili, atti a suscitare riflessioni e
dibattiti tra i giovani detenuti, guidati e coordinati da esperti, allo scopo di indurli a ragionare sul proprio vissuto, ad esprimere con la parola e lo scritto le proprie idee.

Il cinema non è qui inteso come momento di svago. Il prodotto filmico è inteso come mediazione educativa che renda il “pubblico” tale nel senso più pieno del termine, ossia agente che seleziona le rappresentazioni, formula giudizi, attribuisce significati che rievocano/rispecchiano/richiamano i propri vissuti, in un “gioco” che è solo apparentemente tale, poiché in realtà co-interpretando lo spettatore sviluppa attitudini e si forma.

Agli spettatori sono fornite schede di approfondimento e spunti di riflessione; un esperto presenta il film e coordina il dibattito al termine della visione; ai giovani spettatori è richiesto di esprimere il proprio vissuto in relazione all’esperienza filmica, ma anche alla propria esperienza di vita, di avviare un percorso di autoconoscenza a partire dagli spunti proposti, che confluirà, se lo vorranno, in una pubblicazione.

Molti studiosi concordano nel considerare il cinema come una forma espressiva capace di coniugare cultura, educazione ed emancipazione. Quest’ultimo termine va inteso come affrancamento dagli stereotipi e anche dall’immagine di sé che ci si è costruiti oppure che è stata proposta e con la quale, come avviene frequentemente in età preadolescenziale e adolescenziale, ci si è, più o meno coscientemente, identificati, al punto da farne un habitus dal quale risulta spesso difficile liberarsi. I giovani detenuti non sono dunque fruitori passivi di un prodotto preconfezionato, bensì stimolati a ripensare le linee della
propria autorealizzazione attraverso l’adesione a/il rifiuto di modelli presentati nelle opere cinematografiche.

In tal senso la discussione e la produzione scritta guidata si propongono di trasformare la visione del film in una vera e propria relazione educativa; il rapporto tra autore del film e spettatore è una sorta di dialogo formativo che induce lo spettatore a farsi interprete, non solo attivando processi cognitivi,
bensì, soprattutto, emotivi. La proiezione di un film costituisce inoltre un’occasione di comunicazione in un contesto entro il quale proprio la comunicazione con gli adulti può risultare compromessa: in questo caso più soggetti (l’autore, gli attori, lo spettatore, il gruppo, il formatore) si confrontano sui significati non meramente estetici del prodotto presentato; quando il cinema è non solo “di valore”, ma “di valori” può guidare verso atteggiamenti costruttivi, piuttosto che distruttivi, contribuendo alla formazione in riferimento a contesti di vita quotidiana. Si mira dunque a esplicitare il processo di identificazione-proiezione attraverso cui è possibile rielaborare un prodotto filmico in funzione dei propri vissuti emotivi, rielaborando e acquisendo coscienza delle proprie inquietudini.


Attività
Incontri con cadenza mensile così articolati.

A: (incontri in presenza)
Presentazione del film (10 min)
Discussione preliminare sulle tematiche da esso proposte (20 min)
Proiezione del film scelto (2 ore circa)
Dibattito (30 min)
Consegna di una scheda per l’analisi guidata del film e per far affiorare i vissuti personali ad esso connessi e
sua illustrazione

B.
Tempo per il lavoro autonomo (nell’intervallo tra un incontro e l’altro, coordinato dagli educatori)

C.
L’incontro successivo si apre con un dibattito in gruppo su quanto emerso, per chi voglia condividere le
proprie riflessioni (30 min), e con la raccolta del materiale per la pubblicazione finale.

www.ottopermillevaldese.org